Tonno in scatola e pesca sostenibile, da Greenpeace la classifica delle aziende

Il tonno in scatola è davvero in trappola? Secondo Greenpeace gran parte delle scatolette di tonno vendute non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto. Colpa soprattutto dei metodi di pesca demolitori degli stock ittici. E tra gli ultimi della classe marchi molto diffusi nel mercato come MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo.

In particolare, l’associazione ha inviato un questionario alle aziende e sulla base delle risposte pervenute ha elaborato la valutazione. Quattro i parametri indagati: le politiche di acquisto, i metodi di pesca, la promozione di riserve marine e l’etichettatura.

Zero in pagella per il tonno Consorcio e MareAperto STAR che non hanno fornito alcuna informazione. Nostromo ha ottenuto, invece, uno 0,8. L’azienda non ha infatti dimostrato di aver adottato alcun criterio di sostenibilità nella scelta degli stock o delle specie, né ha fornito specifica documentazione riguardo l’origine del proprio tonno o al metodo di pesca utilizzato. Tantomeno ha una politica aziendale scritta per un approvvigionamento sostenibile né ha adottato specifici criteri in grado di assicurare che la pesca al tonno utilizzato nei propri prodotti non causi impatti negativi sull’ecosistema marino. Sul fronte dell’etichettatura il consumatore non è in grado di sapere da dove proviene il prodotto e i metodi di pesca adottati.

Riomare (1,9) guadagna qualche punto in più, perché dimostra di avere informazioni precise sull’origine dei propri prodotti, ma si trova comunque in basso, non avendo adottato precisi criteri di sostenibilità nella scelta del tonno utilizzato.

Ai primi posti troviamo Coop, ASdoMar e Mare Blu, le uniche che hanno adottato una politica scritta per l’approvvigionamento sostenibile anche se i punti ottenuti non raggiungono il 5. In particolare, Coop e Mare Blu non hanno ancora eliminato metodi distruttivi di pesca come l’impiego di palamiti senza osservatori a bordo che assicurino l’impiego di misure mitigatorie per ridurre le catture accessorie. (per Coop) e di reti a circuizione senza alcuna restrizione all’utilizzo di FAD – sistemi di aggregazione per pesci (per Mare Blu).

Vediamo di conoscere meglio questi metodi pesca e capire perché siano così pericolosi per i pesci. Come spiega l’associazione i palamiti sono lenze lunghe fino a 100 chilometri, alle quali sono attaccate un gran numero di lenze più corte, fino a 3.000, che terminano con un amo. Solitamente, la pesca con palamiti è diretta verso le specie di maggior valore commerciale come il tonno pinna gialla. I palamiti purtroppo catturano anche un gran numero di “specie accessorie”: esistono molte misure per minimizzarne l’impatto ma vengono utilizzate molto raramente e solo una piccola percentuale della flotta ha a bordo osservatori indipendenti per controllarne l’attività. I palamiti continuano così a essere responsabili della morte di tartarughe, uccelli marini, squali, mante e un gran numero di altri pesci.

I FAD – prosegue l’associazione – sono oggetti galleggianti che attirano pesci e altri animali. Alcuni cercano riparo, altri sono semplicemente incuriositi e altri ancora sanno che vicino agli oggetti galleggianti ci sono possibili prede. I FAD vengono utilizzati per “concentrare” i tonni e poi prelevarli con ampie reti conosciute come reti a circuizione (purse seins). I FAD, però, non attirano solo i tonni che i pescatori vogliono catturare. In media, quando viene utilizzato un FAD, per ogni 10 chilogrammi di tonni catturati si pesca un chilogrammo di altri animali “indesiderati” tra cui esemplari giovanili di tonno, tartarughe, squali, mante e un’ampia varietà di altre specie.

Smettere di utilizzare FAD e ogni peschereccio che utilizzi reti a circuizione o palamiti dovrebbe avere sempre osservatori a bordo, in modo da garantire che vengano prese tutte le misure possibili per limitare le catture accessorie (bycatch). Queste le misure principali suggerite da Greenpeace per salvare gli stock di tonno chiedendo un grande impegno da parte sia delle aziende che dei Governi per garantire l’impiego di una pesca sostenibile. E’ inoltre necessaria un’etichettatura più chiara e trasparente assicurando ai consumatori informazioni riguardo al tonno utilizzato nelle scatolette (nome della specie, provenienza e metodo di pesca).

LINK: La classifica di Greenpeace

A cura di Silvia Biasotto

Tratto da helpconsumatori.it

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